Una letzioni chi no emu fatu mai

Potrebbero interessarti anche...

6 risposte

  1. Matteo Murru ha detto:

    Gràtzias Professori po totus is ‘insinnamentus , is pràticas e is isperièntziasa ca fustei a donau a nosu studiantis. Fuint istaos du mesis strambécusu e strollicusu, ma i’ letzionis fuint istadasa bellasa e anti donau a nosu una visioni e una sabiesa noa.
    Deppeusu sperài chi tótu torridi a sa normalidàdi.
    Mi dispraxit po sa scridúra , pedu iscúsa in antítzipu.
    P.S. Ho provato a scrivere in lingua sarda e mi sono reso conto che è molto difficile, rispetto a parlarlo e leggerlo, però ci tenevo a rispondere in sardo.

    • Aldo Pavan ha detto:

      In su trèulu apu biu piciocus gravis e atentus coment’e mai; sa pestilèntzia nos’at imparau calincuna cosa noa asuba de sa vida. Gràtzias puru po m’ai torrau sceda in sardu; s’amentai de chini seus e de aundi beneus si podit agiudai a castiai mellus ainnantis

  2. Vanessa ha detto:

    Grazie professore, personalmente posso confermare che, nonostante sia stato un periodo abbastanza particolare e difficile sotto tutti i punti di vista, e nonostante le nuove modalità di lezione, ci ha comunque permesso di apprendere e di avere nuova conoscenza. Proprio per questo, come diceva anche lei, in periodi come questi é proprio questo che serve, avere la capacità di adattarsi e utilizzare le proprie competenze e conoscenze. Ed effettivamente é ciò che molte imprese stanno cercando di fare.
    Aggiungo anche che nonostante i vari problemi tecnici riscontrati con la piattaforma e la connessione, é stato comunque bello fare lezione in questo modo e ho apprezzato molto; grazie a lei che ha proseguito con l’insegnamento facendo sì che la nostra attenzione rimanesse sempre costante.
    Speriamo che questo periodo passi al più presto e che si torni alla normalità.

    • Aldo Pavan ha detto:

      Stiamo vivendo un’esperienza nuova che ci ha fatto crescere tutti; è importante che voi giovani ne facciate tesoro
      Seus bivendi un’isperièntzia noa che nos’at fatu adelantai; bosàterus giòvunus dda depeis allogai che scusòrgiu

  3. Theodor Mihai Turta ha detto:

    Bellissima riflessione professore, condivido il suo pensiero. È vero, ci siamo ritrovati catapultati in una situazione senza precedenti, ma è proprio in questi momenti che la natura dell’uomo emerge e la coscienza, che ci distingue nel regno animale, diventa la nostra unica arma per sopravvivere. È in questi momenti che l’uomo diventa tale e la collettività ritrova la sua identità, si gettano le basi per ricostruire il tempio. Quel tempio che fino a ieri ci sembrava sicuro, solido, ma che oggi scopriamo essere stato costruito su fragili basi. Così oggi dobbiamo ricominciare dalle fondamenta del nostro spirito, del nostro tempio. Le relazioni sono il nostro cemento, le persone sono le colonne, la nostra coscienza è il saggio che guida la folla. Le imprese sono collettività di persone, sono più templi messi assieme a costruirne uno solo. Così in questi momenti, più che in altri, le imprese devono fare leva sulle proprio risorse interne, risorse umane, gli uomini. Solo in questo modo si può sperare che la base non crolli, che la vetta resti immutata, domani quanto oggi e quanto ieri uniti in un ciclo di causa-effetto dove la causa siamo noi con le nostre azioni, l’effetto chi lo sa…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *